Gussing, 3400 abitanti indipendenti.

Un’ oasi dispersa nella pianura Austriaca a cui non importa più niente dei capricci del prezzo di gas e petrolio

Gussing è tra le prime comunità energetiche autonome in Europa. I quattromila abitanti del piccolo paese a due ore a sud di Vienna, quasi al confine con Ungheria e Slovenia, da ormai quasi 20 anni si autoproducono tutta l’energia che consumano.

Durante il blocco sovietico il comune si trovava isolato, poco il lavoro, ancora meno le opportunità per i giovani; di autostrade o rete ferroviaria nemmeno a parlarne. In molti scappavano verso quel miraggio chiamato Stati Uniti, destinazione Chicago, mentre chi non partiva doveva accontentarsi delle rimesse dall’ estero e dei frutti della terra. Intorno alla metà degli anni ‘ 90 il quadro era rimasto più o meno lo stesso: per studiare o guadagnarsi da vivere i residenti erano costretti a spostarsi fino a Vienna, distante oltre due ore di macchina, tornando a casa soltanto nei weekend.

La schiera dei pendolari forzati, il 70 per cento della popolazione, reggeva a fatica l’andirivieni continuo e, a poco a poco, preferì stabilirsi nella capitale. Fu allora che una fetta del Paese rischiò di trasformarsi in un deserto, e fu più o meno in quel momento che Reinhard Koch, ingegnere, decise di compiere il percorso inverso, di tornare nella sua Güssing per restarci. 

Assunto come tecnico comunale, si accorse che l’ amministrazione spendeva oltre 6 milioni di euro per acquistare combustibili fossili dalla Russia e dall’ Arabia Saudita. Una cifra considerevole per un centro così piccolo, che saliva a 36 milioni prendendo in considerazione tutto il distretto.

Era il 1991, e il primo passo fu quello di risparmiare il più possibile: l’ illuminazione stradale venne ottimizzata, gli edifici pubblici furono isolati termicamente e lo stesso si fece con quelli privati del centro storico. In questo modo gli sprechi erano già stati ridotti del 50 per cento. Ancora non bastava, occorreva concentrarsi sulla produzione diretta.

Grazie ai fondi dell’Unione Europea venne aperto il Centro europeo per le energie rinnovabili, di cui Koch fu nominato managing director, e con l’ aiuto dei fondi comunitari iniziò la ricerca.

Questa infrastruttura intelligente è stata il motore per studiare come far diventare Gussing indipendente per l’energia usando le risorse e la attività presenti nel territorio vicino, un capiente serbatoio di risorse naturali: gli alberi in primo luogo, ma anche i derivati dell’ agricoltura, i rifiuti di abitazioni e industrie e la luce solare. Che vengono trasformati in elettricità, riscaldamento, aria condizionata e, in piccola parte, in carburante per le auto. Oggi l’ intero distretto è un cantiere che sembra non dormire mai, è un tappeto di celle fotovoltaiche gonfio di enormi capannoni e di impianti sempre in funzione. Per strada si incontrano macchine di grossa cilindrata, ruspe e tir stracarichi diretti all’ estero.

Nel piccolo comune austriaco ci sono adesso otto impianti per la produzione di energia, una delle nuove importanti fonti di reddito per la città è infatti la vendita di elettricità e biocarburanti prodotti in eccesso. Fonti primarie sono le sono le biomasse, a Gussing ci sono centrali alimentate a biogas ottenuto dalla fermentazione degli scarti del legno, dalla produzione del mais, ma anche dagli avanzi vegetali e dei rifiuti.

Queste innovazioni hanno portato alla nascita di un distretto di piccole aziende, una sessantina, che impiegano milleduecento persone, e hanno valorizzato tutto il tessuto urbano, economico e anche della formazione. Tra queste c’è anche una tra le più importanti imprese per la produzione di pannelli fotovoltaici austriache. Per questo motivo anche i comuni vicini hanno deciso di imitare Gussing verso l’indipendenza energetica, che ha pure tagliato le emissioni inquinanti di oltre il 90%.

Nel piccolo comune si è anche sviluppato il turismo, soprattutto di operatori interessati a capire l’esperienza che ha portato alla trasformazione sostenibili del paese, sono diecimila le presenza all’anno nelle strutture ricettive.

Altre comunità energetica autonome si trovano a Schwaz, sempre in Austria, oppure a Feldheim e Wildpoldsried, in Germania.

Fonte : https://www.fabiofimiani.it

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