La Spagna e i luoghi del western

Desiertos: le mete da non perdere.

La passione per il cinema. Il desiderio sempre grande di “incontrare” l’America del mito. Una scommessa. Un viaggio un po’ matto. Una scoperta insperata.
Non la Spagna delle tapas e del flamenco o delle bisbocce estive. Abbiamo scommesso sulla Spagna dei deserti e delle location dei film western, gli “spaghetti western” (e non solo), ed è stata una rivelazione, un riuscitissimo esperimento di transportation of place.


Subito, quando il nostro aereo ha iniziato la discesa su Saragozza in un limpido pomeriggio d’inizio autunno, abbiamo capito che eravamo nel posto giusto. Dall’oblò non la solita campagna coltivata europea, ma qualcosa che, nei colori e nelle assenze, somigliava molto al deserto. Non esagero, mi ricordava un atterraggio ad Albuquerque, New Mexico. Così come, lungo la superstrada dall’aeroporto verso il centro, la veduta di una lunga mesa a chiudere l’orizzonte verso nord…


Il Western all’italiana
Uno dei fenomeni più studiati dagli storici del cinema. Un genere nato quasi per caso, su spinte esclusivamente commerciali, che dalla metà degli anni Sessanta per circa quindici anni ha riscosso un successo enorme ben oltre i confini europei, proprio in un periodo in cui il genere western sembrava essersi smarrito sui sentieri di Hollywood. Dopo l’incredibile e insperato successo di Sergio Leone con Per un pugno di dollari (1964), furono prodotti quasi 600 titoli, in gran parte da partnership italo-spagnole, pressoché tutti con un denominatore comune: basso budget e utilizzo di location in Spagna. Videro la luce i vari, spesso surreali e improbabili eroi come Django – che fece impazzire John Wayne e Jack Nicholson, che chiese al regista Sergio Corbucci di acquistarne i diritti per gli USA – Sartana, Sabata, Ringo, Garringo, i Fratelli McGregor, Cuchillo ecc., mentre Sergio Leone componeva la sua sinfonia western, con Per qualche dollaro in più (1965), Il buono il brutto e il cattivo (1966), Giù la testa (1971) e soprattutto il kolossal C’era una volta il West (1968), tutti accompagnati dalle ispiratissime musiche di Ennio Morricone.

La scoperta della Spagna da parte del cinema è però precedente, risale alla metà degli anni Cinquanta, quando Hollywood si trasferisce a Madrid per girare una serie di kolossal: Alessandro il Grande, con Richard Burton; Orgoglio e passione, con Cary Grant e Sophia Loren; Salomone e la regina di Saba, con Yul Brinner e Gina Lollobrigida; La caduta dell’impero romano, con Omar Sharif e Sophia Loren. Costi più bassi, studi attrezzati come i Bronston Studios a nord di Madrid e paesaggi molto fotogenici le ragioni della scelta.
Se ne accorgono anche i produttori nostrani, che vi realizzano Gli ultimi giorni di Pompei e Il colosso di Rodi, entrambi a firma di Sergio Leone.
Il primo set western, Golden City, viene costruito nel 1962 a Hoyo de Manzanares, piccolo centro a nord di Madrid, dove è girata buona parte di Per un pugno di dollari. Un altro villaggio western, Poblado Lega y Michelena, sorge nelle vicinanze a Colmenar Viejo. Ma presto produttori e registi si dirigono a sud, in Andalusia, nella remota provincia di Almeria, dal paesaggio desertico molto simile nelle forme e colori a quello del Sudovest americano. Sebbene dal 1961 al 1964 fossero stati girati nella provincia una decina di film, è solo con Per un pugno di dollari e Per qualche dollaro in più che l’area attorno ai pueblos di Tabernas, Nijar e Guadix prende il netto sopravvento rispetto alle location dell’area madrilena.
Ciò grazie a pionieri-impresari spagnoli come Romero Marchent, che dal nulla “trasportano” il West in questo angolo arido della vecchia Europa, addestrando comparse locali a diventare perfetti cowboy e indiani, cascatori e caratteristi, costruendo villaggi della frontiera e messicani e valorizzando strutture rurali tipiche andaluse (le “fincas” e i “cortijos”) e interi contesti urbani (Los Albaricoques, Guadix). Quando vi giungono Leone e gli altri, trovano una macchina industriale e professionale già perfettamente funzionante. Gli scenografi Carlo Simi e Rafael Ferri disegnano il villaggio di El Paso, vicino a Tabernas, poi ampliato e ora parte del parco a tema Oasys-Minihollywood. Negli stessi anni un altro impresario spagnolo, Juan Garcia, realizza poco a nord di Tabernas, in uno scenario naturale assolutamente deserto, gli studios di Fort Bravo-Texas-Hollywood, tutt’oggi in attività. E nel 1968, a soli due chilometri da Minihollywood, Sergio Leone fa costruire il set di Sweetwater, anch’esso ampliato e oggi denominato Rancho Leone.
L’altra regione spagnola utilizzata per gli esterni in una trentina di film è la valle dell’Ebro, tra Saragozza e Fraga, regione di steppe dai vasti orizzonti chiusi dai profili piatti delle mesas. Vicino a Barcellona gli Studios Balcazar costruiscono nel 1967 un grande set western, Esplugas City (oggi scomparso), dove erano girate le scene cittadine e gli interni.


Il viaggio
Saragozza è città moderna, pulita e ben organizzata. Fino a settembre 2008 è stata sede dell’Expo’, ma è conosciuta soprattutto per l’immenso santuario mariano del Pilar, sulla sponda sud dell’Ebro. In questa regione, la depressione della valle dell’Ebro, i nostri punti d’interesse sono due: i deserti di Bardenas Reales e Los Monegros.

Bardenas Reales

Siamo in Navarra, 20 km a nordest di Tudela, cittadina a 70 km da Saragozza sull’autostrada per Pamplona. In realtà Bardenas Reales è un’alternativa mancata ai paesaggi di Almeria, perchè pur essendo il deserto più simile a quelli dell’Arizona, non vi sono stati girati film western, ma solo storici e di fantascienza, e numerosi spot pubblicitari.

Dichiarato Parco Naturale nel 1999, Bardenas Reales è un’immensa depressione carsica in cui si trovano mesas, steppe rotte da profondi barrancos, rocce modellate dall’erosione, badlands lunari, affioramenti salini, in un microclima aridissimo, causato in buona parte dal Cierzo, vento caldo che allontana verso nord le nuvole e favorisce l’evaporazione.

Las Bardenas si compone di tre zone: La Negra a sud, El Plano a nord, la Blanca al centro. La Blanca è quella più spettacolare, e davvero il grande senso di vastità e orizzontalità la rende paragonabile alla Monument Valley. Si distingue in La Baja, vasta depressione pianeggiante steppica, con qualche rilievo isolato (bellissimo il monolito Castildetierra), e La Alta, più movimentata, dominata da un sistema di colline e mesas dai fianchi nudi e profondamente erosi (El Rallòn, Piskerra, Cabezo de Sanchicorrota).

Nel 882 Las Bardenas fu concessa dal re di Navarra ai pastori della valle pirenaica di Roncal. Ancora oggi, nel giorno di San Miguel, a settembre, i pastori con migliaia di pecore e capre entrano nella Bardenas da El Paso, seguendo il tratturo della Cañada Real de los Roncoleses, e occupano i vari ovili, corral e capanne-rifugio. I 19 comuni limitrofi, titolari dei diritti d’uso per la pastorizia, hanno fondato una Comunidad, che nel 1951 ha concesso in affitto all’aviazione spagnola un’ampia porzione della Bardena Blanca, nella quale vi ha installato un poligono di tiro (esercitazioni da lunedì a venerdì dalle 8 alle 17) delimitato da una strada sterrata perimetrale, che è anche l’unica esistente nel parco percorribile in auto. La visita è stata esaltante, soprattutto l’escursione alla cima piatta del Rallòn, la cui parete verticale si eleva per oltre 500 m sul deserto, e quella, nel più assoluto silenzio e solitudine, tra le badlands e i calanchi ocra di Piskerra e del Circo del Rallòn.

Los Monegros

Il secondo giorno lasciamo Saragozza verso sudest, alla scoperta della regione desertica chiamata Los Monegros. E’ un’area molto vasta, con caratteristiche diverse: a sud dell’Ebro, brulle collinette grigie e steppe si alternano a magri campi di grano, e nell’area di Bujaraloz, in una pianura lunare infinita, si incontrano saline naturali sfruttate fino al secolo scorso. A nord dell’Ebro una serie di aridi altopiani digrada dalla scabra Sierra de Alcubierre fino al letto del Rio Cinca, offrendo spazi aperti e colori molto simili a quelli del New Mexico.

Prima tappa a Puebla de Albortòn, a una cinquantina di km da Saragozza, minuscolo centro ai piedi di una serie di mesas, che fecero da sfondo a varie scene de I lunghi giorni della vendetta (1967), con Giuliano Gemma. Siamo ancora nel nord della Spagna, eppure sa già di Messico. L’itinerario prosegue oltre Belchite tra lande desolate, impressionanti centrali eoliche e fotovoltaiche, fino a incontrare il Rio Ebro, che qui forma una specie di oasi nel deserto. Quindi raggiungiamo Candasnos, centro agricolo nell’ampio Llano de las Menorcas, e da qui puntiamo verso nord, direzione Alcolea de Cinca. Il paesaggio cambia, si apre, assume un colore rossastro, non un albero o una fattoria, in lontananza la linea veloce Barcellona-Lerida-Saragozza. Questi altopiani furono utilizzati spesso dai cineasti spagnoli e italiani per lunghe sequenze di inseguimenti. Per ricordare solo qualche titolo: Cinquemila dollari sull’asso (1964), Cinque dollari per Ringo (1965), Un dollaro di fuoco (1965), Perché uccidi ancora? (1966), Ringo il texano (1966), Sette magnifiche pistole (1966), L’uomo dalla pistola d’oro (1966), Saranda (1970). La nostra meta, però, è una chiesa, precisamente la Hermita de Santa Maria de Chalamera, in posizione isolata sul bordo di una mesa che si affaccia sulla valle del Rio Cinca. Facciamo un po’ di fatica a trovarla, ma siamo ricompensati. La struttura romanica, e soprattutto la posizione e il paesaggio, sono molto suggestivi. La chiesa, allora quasi un rudere, fu utilizzata da Tinto Brass nell’unico western realizzato dal regista, Yankee (1966), con Philippe Leroy e Adolfo Celi, in cui la Hermita era la base della banda del Grande Concho.

Almeria

Una lunga tappa di otto ore ci porta dalla Catalogna a Nijar, grazioso “pueblo blanco” di origine araba ai piedi della Sierra del Alhamilla, nella provincia di Almeria. Pernottiamo in un fantastico b&b, il Cortijo Rural de Alberca, ricavato in una tipica struttura andalusa, con mura bianchissime, travi a vista, un ombroso patio e fichi d’india maturi a impreziosire il giardino. Intorno è il deserto, un deserto vero, dove l’estate la temperatura può raggiungere i 50 C°.

Nijar è in posizione ideale per vagare alla scoperta dei siti western della regione. Il primo giorno ci arrampichiamo sulla selvaggia Sierra de Alhamilla, su una strada tutta curve che la scavalca per scendere sull’ampia valle di Tabernas. Facciamo una rapida sosta a Turrillas, minuscolo centro minerario che sa di Messico, tanto che la sua chiesa, esterno e interno, fu utilizzata come set in I fuorilegge della valle solitaria (1962) e Per qualche dollaro in più.

Pochi chilometri e siamo ai Cinema Studios Fort Bravo-Texas Hollywood. In una vasta spianata abbacinante, subito dopo l’ingresso, si trovano un villaggio indiano di tepee sulla sinistra e un grande forte sulla destra. Proseguendo ci si addentra nel set vero e proprio, costituito da un villaggio messicano, completo di chiesa, plaza, taberna, e da un perfetto villaggio della frontiera, dove molti edifici, tra cui il saloon, sono allestiti anche all’interno. Texas Hollywood è l’unico studio ancora in attività, e tra i film realizzati più recenti ricordiamo il visionario Blueberry (2004), di Jan Kounen, con Vincent Cassel.

Passati gli studios entriamo nel cuore del Desierto de Tabernas, un’area estesa per circa 900 kmq, comprendente la Sierra Alhamilla, che tocca i 1000 m al picco del Colativì, il versante sud della Sierra de Los Filabres, e un intrico di rilievi e collinette assolutamente nude dal colore grigio e ocra, tra le quali si diramano canyon e numerose ramblas, ossia letti di torrenti asciutti per gran parte dell’anno. Questa zona, soprattutto la Rambla Indalecio, la Rambla Lanùjar, la Rambla Viciana e altre aree coma Las Salinas e La Sartenilla, è stata utilizzata per gli esterni di centinaia di pellicole, comprese quelle di Sergio Leone, per scene di lunghi inseguimenti e agguati.

Vicino all’intersezione con la superstrada per Guadix-Granada visitiamo il secondo villaggio western voluto dallo staff di Leone, Minihollywood (Parque Tematico Oasys). Il “poblado” originario fu set in Per qualche dollaro in più, Navajo Joe (1966), di Sergio Corrucci con Burt Reynolds, Per il gusto di uccidere (1966), I quattro dell’Ave Maria (1968). Oggi fa parte di un parco a tema, che è in realtà uno zoo, abbastanza ben curato. Comunque un’attrazione per famiglie più che per cinefili.

A soli 2 km da Minihollywood vistosi cartelli guidano a Rancho Leone, il terzo set western. Il grande edificio a due piani realizzato con tronchi a vista è quello, risistemato, che Carlo Simi fece costruire nel 1968 per il set di Sweetwater, ossia il ranch dove all’inizio di C’era una volta il West si consuma lo sterminio della famiglia di Brett McBain da parte del feroce pistolero Frank (Henry Fonda), assoldato da un magnate della ferrovia. Successivamente furono aggiunti altri edifici e un intero villaggio messicano. Usciti da Rancho Leone e imboccando la “via de servicio” in direzione di Almeria, si raggiungono facilmente le rovine di un altro set, Nueva Frontera (Tecisa), completamente abbandonato, dove fu girato, tra gli altri, Sella d’argento (1978), con Giuliano Gemma, che gli storici del cinema considerano ufficialmente l’ultimo film del ciclo spaghetti-western.

Il giorno dopo ci dirigiamo a sud, alla scoperta dell’area del Cabo de Gata, molto sfruttata dai cineasti. Il paesaggio è meno secco rispetto al Desierto de Tabernas, e anzi oggi è molto trasformato da quando faceva da sfondo a film di ambientazione messicana o araba. Ci sono serre a perdita d’occhio, anche se in qualche zona si attraversano scampoli di deserto dal suggestivo colore rosso-arancio, con filari di agavi e di pita, una pianta grassa dal fusto molto alto e sottile. Antiche strutture contadine come il Cortijo del Fraile (Per qualche dollaro in più, Il buono, il brutto, il cattivo, Quièn sabe?) e la Finca El Romeral, a San Josè (Una pistola per Ringo, Quièn Sabe?, Tepepa, Sella d’argento), furono scelte dagli scenografi in quanto molto fotogeniche e adatte a fungere da abitazioni di latifondisti, conventi o fortini. Al centro di quest’area raggiungiamo Los Albaricoques, paesino agricolo che fu set di numerose pellicole. All’ingresso del borgo un pannello indica ai visitatori i luoghi dove furono girate scene significative, e le locandine dei relativi film. Lungo l’itinerario vari cartelli riproducono fotogrammi delle scene girate. Un modo intelligente di valorizzare un pezzo, piccolo ma importante, di storia del cinema. Los Albaricoques è cambiata rispetto a quando era San Miguel in Per un pugno di dollari e Agua Caliente in Per qualche dollaro in più, ci sono molte antenne tv e lampioni e macchine, ma nell’insieme l’illusione di trovarsi in uno sperduto pueblo messicano funzione ancora.

Su un strada sterrata superiamo un’aspra sierra costiera e dopo Rodaquilar ci affacciamo sul Mediterraneo. Tutta la costa del Cabo de Gata è selvaggia e sferzata dal vento. Non tutto è perfetto, ci sono un paio di stazioni balneari moderne e bruttine, San Josè e Cabo de Gata, ma appena fuori da queste si susseguono solitarie spiagge sabbiose, che dividono il blu intenso del mare dal deserto, e grandi dune. Anche queste, quando non erano ancora area protetta e coperte dalla vegetazione spontanea, venivano utilizzate per simulare deserti di sabbia, come ne I tre spietati (1963), Le pistole non discutono (1964), I sette del Texas (1964), Centomila dollari per Lassiter (1965), Il buono, il brutto, il cattivo (1966), Per il gusto di uccidere (1966) e molti altri.

Guadix

Dedichiamo il terzo giorno andaluso all’area di Guadix, cittadina nella provincia di Granada, 80 km a nordovest di Almeria. Il percorso è interessante. Nel primo tratto si attraversa il Desierto de Tabernas, poi il paesaggio si addolcisce, anche se rimane solitario e spopolato, tra colline brulle, poche coltivazioni, steppe e in lontananza le cime maestose della Sierra Nevada. La prima tappa è alla stazione di La Calahorra, sulla linea ferroviaria Almeria-Guadix. Siamo al centro del Llanos del Marquesado del Cenete, un’ampia vallata desertica teatro di una trentina di film, molto adatta per scene di inseguimenti e battaglie (Per qualche dollaro in più, Il buono, il brutto, il cattivo, Sette donne per i MacGregor, C’era una volta il West, Giù la testa, nella scena della grande battaglia finale). Proprio vicino alla stazione, Sergio Leone fece costruire, su progetto di Carlo Simi e Carlo Leva, il set di Flagstone, senza badare a spese. Era un grande set, in una bellissima posizione con lo sfondo della Sierra de Gor-Baza, e almeno trenta edifici allestiti anche per gli interni (saloon, banca). Dopo essere stato una delle location più importanti in C’era una volta il West, Flagstone fu utilizzato anche in Il prezzo del potere (1969) di Tonino Valeri, Il mio nome è nessuno (1973) con Terence Hill e Un genio, due compari, un pollo (1975) di Damiano Damiani, sempre con Terence Hill. Oggi restano solo gli scheletri di un paio di edifici e qualche fondamenta.

Guadix, in un paesaggio di grandi orizzonti ai piedi della Sierra Nevada, ha un caratteristico centro storico di impianto arabo spesso usato per rappresentare città messicane – soprattutto l’imponente cattedrale di San Torcuato e la Plaza de Santiago. Ricordiamo Quièn Sabe?, Tepepa, Giù la testa. La maggiore caratteristica di Guadix, però, è il quartiere trogloditico, il Barrio de las cuevas, con le abitazioni ricavate nelle nude colline ocra di arenaria, con facciate dipinte a calce e alti comignoli, in origine abitato dai gitani. Si rivela però un po’ deludente, perché oggi è in realtà un quartiere chic, che poco somiglia a quello fotografato, per esempio, in Sette pistole per i MacGregor (1965) e Sette donne per i MacGregor (1966) di Franco Giraldi, o in Navajo Joe (1966) di Sergio Corrucci con Burt Reynolds.Ci rifacciamo comunque con la visita successiva. Una strada solitaria a nord di Guadix segue il fondo di una valle che nel primo tratto è intensamente coltivata, con estesi uliveti e pioppeti. Ma dopo il villaggio di Fonelas la valle si stringe e il deserto, dai colori pastello che virano dall’arancione all’ocra, dall’indaco al verde, prende il sopravvento. Siamo qui per cercare una piccola valle laterale, la Rambla de los Bancos, set di una decina di film, tra cui Sette pistole per i MacGregor, Sette donne per i MacGregor e Navajo Joe. Non è semplice, ma per fortuna incontriamo un distinto agricoltore e il suo lavorante romeno con i quali familiarizziamo e che ci indicano il percorso. Si rivela un’escursione di notevole suggestione, camminiamo sul greto secco del torrente finchè di fronte a noi si spalanca la valle deserta, incorniciata da una quinta di ripide e imponenti mesas. Un luogo remoto, primordiale, rimasto immutato nel tempo.

Ma le emozioni in quest’area non sono ancora finite. Riprendiamo la strada, che inizia ad arrampicarsi lungo il bordo del canyon, e superata la stazione termale di Baños de Alicùn de Las Torres, sulla strada per Gorafe, ci troviamo sull’orlo di un immenso canyon che ha tutte le sfumature del rosso, e che inevitabilmente ci rimanda ai paesaggi dello Utah. Se ne accorse Franco Giraldi, che proprio sul bordo fece costruire uno dei set di Sette donne per i MacGregor.

Ciudad Encantada

Lasciamo con un po’ di magone l’Andalusia, e puntiamo nuovamente verso Saragozza, non seguendo la costa, ma addentrandoci nella Meseta della regione Castilla-La Mancha. La nostra meta è un luogo molto particolare, la Ciudad Encantada, a 25 km dalla bella città di Cuenca. Siamo nella regione montuosa della Serrania de Cuenca, dove più che vere montagne si attraversano altopiani incisi da profondi valloni. La Ciudad Encantada è una curiosità geologica, un labirinto di rocce calcaree dalle forme fantasiose esteso per 20 kmq in una balsamica pineta a 1400 m di altitudine. E’ il risultato di fenomeni erosivi che hanno creato funghi, castelli, teste di animali, ponti naturali, mari di pietra, muraglie. Era ovvio che il cinema se ne accorgesse, anche se il suo sfruttamento è stato meno intenso, soprattutto per le difficoltà logistiche, rispetto ad altre aree. Vi sono state girate sia scene sia di film western – La valle dello ombre rosse (1964), Il mercenario (1968) di Enzo Castellari, con Franco Nero, Quella sporca storia del West (1968) – sia di altri generi – Orgoglio e passione, Il colosso di Rodi e in tempi più recenti Conan il barbaro (1982) di John Milius con Arnold Schwarzenegger.

Di Roberto Baggiani – Discoclub65.it